La posizione del PLRT su "Prima i nostri"

Prima i nostri? No, prima i migliori. Facciamo sì che siano i nostri!

La preferenza indigena nel mondo del lavoro passa da una formazione adeguata

Prima i nostri? No, prima i migliori. Ma facciamo in modo che i migliori siano i nostri! Il Ticino è la terza realtà culturale della Svizzera e deve continuare a lottare per le proprie peculiarità nel rispetto delle nostre basi costituzionali.  Le difficoltà esistenti nella nostra economia e nel mercato del lavoro vanno affrontate con grande energia e vigore così come si deve prestare attenzione a chi rimane al margine del mercato del lavoro. La risposta in particolare si chiama formazione senza illudere i cittadini con regole farlocche.

Gli accordi bilaterali costituiscono una delle condizioni quadro fondamentali per l’ottimo andamento della nostra economia di questi anni; malgrado il franco forte e un costo della manodopera più alto rispetto all’estero, pur con un segreto bancario indebolito, l’economia svizzera ha saputo rinnovarsi e consolidarsi ai più alti livelli dando prova di capacità di innovazione e di grande qualità delle proprie prestazioni.

Il PLRT è perfettamente consapevole dell’esistenza di problemi (dumping, pressione sui salari e effetto sostituzione). Per questo dobbiamo proseguire con misure accompagnatrici efficaci. I controlli devono essere potenziati, si applichino contratti normali e le sanzioni siano certe. Si ricordino le misure proposte dal Dipartimento delle finanze e dell’economia e già messe in vigore dal Consigliere di Stato Christian Vitta che hanno portato a 60 permessi revocati e 200 segnalazioni, il 10% delle quali attraverso il nuovo portale online di segnalazione accessibile a tutti. Sono misure per far crescere la qualità nel mondo del lavoro, nel quadro degli accordi bilaterali con l’Ue, che è il nostro principale partner commerciale. 

Occorre anche favorire i lavoratori residenti rafforzando il partenariato sociale. Ma soprattutto si rafforzi la formazione professionale, la formazione continua e la riqualifica professionale in un modo del lavoro sempre più flessibile e in continuo cambiamento. Va poi prestata attenzione al fatto, che, senza Accordo di libera circolazione, le misure di accompagnamento cadrebbero e probabilmente i problemi rimarrebbero, considerando la nostra localizzazione incuneata in una Lombardia in crisi. Spesso si cita il fatto di aver importato anche un’imprenditorialità malsana con attori problematici e spesso vi è il sentore di infiltrazioni criminali. Si tratta però di un aspetto che non c’entra nulla con l’Accordo di libera circolazione e con i Bilaterali. Questa criminalità era già entrata in passato e sarebbe entrata comunque. Anzi, oggi abbiamo potenzialmente maggiori controlli grazie alle misure d’accompagnamento.

Va infine sottolineato come molti profili professionali – anche di alto livello, ad esempio nel campo farmaceutico – sul nostro territorio attualmente non esistono. Per mancanza di una formazione adeguata o perché non adatti alle nuove esigenze del mercato del lavoro. L’orientamento nel percorso formativo è quindi importante già dalle scuole medie, specie per quanto concerne le materie cosiddette MINT (matematica, informatica, scienze e tecnica, anche tra le ragazze) e le lingue (tedesco e inglese). D’altra parte, la tendenza a credere che la formazione professionale sia inferiore a quella accademica è sbagliata. Lo dimostra ad esempio il fatto che i percorsi formativi “ponte” verso le università e le università professionali sono molti anche dopo la fine dell’apprendistato. La mancanza di formazione è una problematica importante per gran parte dei giovani adulti che entrano in assistenza, come pure degli “over 50” che perdono il lavoro e difficilmente sono ricollocabili. Bisogna quindi puntare sulla formazione continua attenta alle nuove mansioni richieste.

Non cedere ad una società illiberale